Cantine
Marcuzzi Officina Viticola
Giasbana (GO)
La carezza del buccia per imprimere il Collio. Scopri questa intima azienda vitivinicola di San Floriano del Collio.
...Una piccola parte della collina Çujevi era stata venduta, antecedentemente la prima guerra mondiale, ad una famiglia di contadini, i Bizaj, sulla cui sommità aveva edificato la propria casa. I terreni tutt’attorno erano passati di mano in mano a diverse famiglie di nobili della Principesca Contea di Gorizia e Gradisca, prevalentemente a controllo asburgico, che nei secoli cambiarono: dalla famiglia Herberstein, ai Della Torre, agli Attems. Gli ultimi proprietari, nella memoria degli anziani, appartenevano alla casata dei Teuffenbach, la cui residenza si ergeva sul vicino promontorio di Vipulzano. Vi si possono tutt’ora notare due ville dalla nostra cantina, la più recente, dimora abituale dei Teuffenbach, divenuta oggi piccolo hotel a 12 stanze, e la più antica villa, la lussuosa tenuta di caccia dei nobili, massacrata durante le due guerre, denominata Villa Vipulze, poi ristrutturata, la quale ospita un ristorante ed il museo del patrimonio culturale sloveno. Le uve di mezzadria venivano portate con i carri trainati dai buoi nella cantina personale del conte, a Piuma, dove si procedeva poi alla vinificazione (anch’essa divenuta pensione con 3 camere - Villa Schloss-Teuffenbach). I terreni in loro possesso, infatti, venivano gestiti sino alla fine della seconda guerra mondiale da famiglie di coloni con contratti di mezzadria, i quali avevano l’onere di dividere a metà il raccolto con il padrone. Dal 1918 a poco prima del 1927 i dintorni erano pressoché disabitati, ed i coloni venivano chiamati da altri paesi delle vicinanze. In particolare, la nostra zona venne affidata a tre famiglie che abitarono, a partire dal 1927, in villa Jazbine (che in sloveno significa “terra di sassi”), di cui facevano parte gli Skok (attuali proprietari della villa Jazbine con annessa cantina), i Buzzinelli (futuri proprietari della collina Çujevi) e la famiglia Colja che è poi emigrata verso altri lidi. Bisogna purtroppo ricordare che durante gli anni ’30 il capofamiglia Bizaj, proprietario di Čujevi, morì in seguito alla caduta di uno dei tre bunker costruiti durante la prima guerra mondiale, nell’immediata vicinanza della casa, costringendo la madre a far crescere sola i propri figli. Successivamente alla seconda guerra mondiale e alla relativa spartizione dei confini di Stato, il conte decise di vendere le proprietà, con prelazione da parte dei coloni. É così che Buzzinelli Ignazio acquistò, prima la parte ad est della collina dal conte, e poi le rimanenti parti ad ovest, assieme al rustico della signora Bizaj, tranne una porzione di poco meno di un ettaro posta ad est, passata in proprietà ad una famiglia Stekar, slovena. La collina fu poi affidata da Ignazio al figlio Mariano Buzzinelli nel 1988 ed egli, a sua volta, al rispettivo figlio Marino nel 1995. Dal 2016 la famiglia Marcuzzi ha rilevato la proprietà completando la collina tramite l’acquisizione della parte mancante degli Stekar. Dal 2019 vinifica in proprio a seguito dell’ultimazione della cantina vitivinicola con annessa sala degustazione. Ed il prossimo futuro diventerà a sua volta storia…
...La cantina sorge sull’apice di una piccola collina di circa 5 ettari a San Floriano del Collio, denominata con il toponimo sloveno “Çujevi”, significante ceppaia. A nord troviamo il confine con la Slovenia, provato dall’esistenza dei vecchi cartelli militari, giallo e rosso, indicanti i metri residui dal confine, nonché dai cippi di confine posti a partire dagli anni ‘50. Dai rimanenti lati scende il pendio vitato tramite terrazzamenti ed un più vetusto ritocchino. Le qualità coltivate ad est sono Friulano, Malvasia e Pinot Bianco; a sud-est Pinot Grigio; a sud-ovest ed ovest rispettivamente Cabernet Franc, Ribolla Gialla e Sauvignon. Proprio l’etichetta vuole rappresentare le diverse particelle vitate, raccolte in vitigni, e tutte caratterizzate da pendii tramite curve di livello in rilievo. La stilizzazione della collina è orientata verso Nord, come ci suggerisce il simbolo in basso a destra. La linea rossa è indicante il confine che, pur essendo di notevole importanza storica, si è voluto tratteggiarla per indicare il fatto che vi sia una mera divisione geografica artificiale di un Collio/Brda che da sempre è unito geologicamente, ambientalmente e morfologicamente. Il mio obbiettivo è la creazione di “Vini Vivi”, che mutino ed evolvano nel tempo e che cambino di annata in annata secondo ciò che la natura offre. Per fare ciò, si cerca di estrapolare dall’uva quante più caratteristiche territoriali possibili, pur nel rispetto delle particolarità del vitigno. Attuo quindi, per tutti i mosti, un leggero contatto con le bucce che può durare da qualche ora a qualche giorno. A seconda del tempo di macerazione, essa può avvenire direttamente in pressa a grappolo intero, ovvero, se il tempo supera una notte, viene diraspata e posta nei tini da fermentazione. Nell’ultimo caso la fermentazione è spontanea con lieviti indigeni. In alcuni vini, per esaltare l’eleganza, si lavora tramite criomacerazione, ad una temperatura inferiore i 12 gradi, con il solo ausilio delle tasche di raffreddamento ad acqua poste nei serbatoi inox, in altri vini si accompagna l’inizio della fermentazione con all’interno le bucce, a temperatura controllata, per estrarre tannini e peculiarità più spiccate. A livello enologico, il grande ausilio professionale mi viene offerto dall’enologa Erika Barbieri ed Alberto Faggiani che hanno seguito la nascita del mio percorso in modo serio ed accurato, scegliendo di anno in anno la tecnica adeguata al raggiungimento del risultato finale.